McDonald, l’epidemia di McFlurry e il diritto alla riparazione

Se ti trovassi a fare un viaggio in America in una giornata afosa e ti dovesse andare un gelato ti sconsiglio di andare da McDonald alla ricerca di un McFlurry perché avresti il 10-15% di probabilità di non trovarlo.

Come mai?

Il motivo sarebbe da ricercare nell’altissimo tasso di rottura delle macchine che preparano i gelati: le Taylor C602.

Il problema dei McFlurry, nel tempo, è diventato così grande che è stato perfino creato un sito web per tracciare in tempo reale la percentuale di macchine rotte. E perfino il Wall Street Journal ci ha dedicato un articolo.

Ma è normale che una macchina industriale, che dovrebbe garantire un affidabilità di oltre il 99% sia in riparazione così spesso?

In questo video, Johnny Harris ha svolto un indagine per cercare di capire meglio le ragioni per cui c’è questa epidemia di macchine per gelati da McDonald.

In breve, quello che Harris ha scoperto, è che le macchine per gelati che McDonald obbliga ad acquistare a chiunque voglia aprire un negozio in franchise hanno bisogno di un delicato processo di manutenzione da svolgere quotidianamente.

Durante questa manutenzione avvengono svariati controlli che possono andare storti e, quando si verifica un problema, tutto ciò che la macchina riporta sono solo degli incomprensibili codici d’errore studiati appositamente per forzare il titolare a chiamare il supporto tecnico. Naturalmente l’intervento del tecnico non è gratuito e anzi, risulta essere piuttosto caro.

Infatti, scartabellando con i documenti dell’azienda produttrice (Taylor) si scopre infatti che il 25% del suo fatturato deriva dalle operazioni di manutenzione e riparazione delle macchine.

Proprio a causa degli elevatissimi costi di manutenzione di queste macchine per gelati è nato un dispositivo non ufficiale chiamato Kytch in grado di aiutare nella risoluzione dei problemi senza dover ricorrere ad un tecnico. Questo dispositivo infatti, una volta collegato alla macchina per gelati, è infatti in grado di decifrare i messaggi d’errore mostrandoli con una ben più comprensibile interfaccia utente.

Non appena McDonald è venuta a conoscenza di questo dispositivo ha scritto a tutti i titolari di franchise intimando di non usare per nessun motivo Kytch e ha intentato una causa contro i suoi creatori per aver fatto reverse engineering delle macchine per gelati.

Se vuoi approfondire maggiormente le varie sfaccettature di questa storia ti consiglio di guardare il video che ho linkato poco sopra (in inglese).

In questa storia è palese vedere l’abuso di potere compiuto da McDonald nell’obbligare i propri affiliati a rivolgersi ad un particolare produttore, ben sapendo che questo basa buona parte del suo fatturato sulla vendita delle manutenzioni. Ed è quindi facile capire perché stia eliminando qualunque concorrente sia in grado di sottrarre ricavi ai suoi partner tramite prodotti superiori che scavalchino il bisogno di rivolgersi ai tecnici.

Ma questa vicenda mi ha fatto riflettere soprattutto su quanto potrebbe essere facile aggirare il tentativo dell’Unione Europea di combattere l’obsolescenza programmata.

Infatti, sebbene sia apprezzabile la promulgazione di una legge che obbliga tutti i produttori a fornire pezzi di ricambio per 10 anni dalla messa in commercio di ogni dispositivo, ho paura che questa storia ci dimostri come sia possibile aggirare la legge rendendo ostico ad una persona comune capire cosa si sia rotto e come debba essere aggiustato. Spingendola quindi nelle mani di un (costoso) tecnico specializzato o invitandola all’acquisto di un nuovo dispositivo.


Grazie per aver letto questo articolo della rubrica Input/Output.
Ad ogni input, tipicamente, corrisponde un output. E solo esponendosi ad input diversi si possono tirare fuori idee non convenzionali. Proprio per questo ogni martedì prendo in input una curiosità legata al mondo tecnologico per tirare fuori nuove idee in output.

Software engineer presso Slope.
Appassionato di videogame, nel tempo libero mi diletto a scrivere su questo blog.
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