Come creare un’applicazione Symfony da Ubuntu

installazione di Symfony

Cos’è Symfony?

Symfony è un framework per la creazione di applicazioni web in PHP creato e sponsorizzato da SensioLabs.
Grazie alla moltitudine di componenti pronti all’uso e alle sue elevate performance Symfony è uno dei framework più diffusi per la creazione di progetti di medio/grandi dimensioni.
Inoltre la sua modularità consente di utilizzare questo framework per realizzare senza particolari problemi qualsiasi tipologia di applicazione come ad esempio: API, microservizi e applicazioni monolitiche.

Inoltre, a parer mio, la documentazione del framework è una delle migliori in circolazione. E questo è un fattore da non sottovalutare in particolar modo per chi è alle prime armi con un nuovo progetto Symfony.

Indice

Installazione di Symfony

Dopo questa brevissima introduzione a Symfony inizio subito a spiegarti come installare il framework su Ubuntu tramite la command line interface (CLI).

NOTA: questa procedura funziona anche utilizzando il sottosistema Linux all’interno di Windows 10 (WSL). Per cui puoi seguire gli step riguardanti l’installazione all’interno del sottosistema Linux e poi utilizzare Windows per scrivere il codice e visualizzare l’applicazione web.

1 – Installazione di PHP

Il requisito base per poter utilizzare un framework PHP, naturalmente, è quello di avere un installazione del linguaggio PHP all’interno del tuo computer.

Per poter utilizzare Symfony è richiesta almeno la versione 7.1.3 di PHP e che siano installate alcune estensioni del linguaggio come: Ctype, iconv, JSON, PCRE, Session, SimpleXML e Tokenizer. (Qui puoi trovare l’elenco delle dipendenze richieste)

Per installare tutte le dipendenze con un solo comando apri una nuova sessione del terminale e digita:

sudo apt install php libapache2-mod-php php-mbstring php-xmlrpc php-soap php-gd php-xml php-cli php-zip php-mysql php-curl

2 – Installazione di Composer

Un altro requisito fondamentale per poter creare una nuova applicazione Symfony è il gestore di pacchetti per il linguaggio PHP chiamato Composer. Tramite questo software è infatti possibile aggiungere, aggiornare e rimuovere le dipendenze esterne al progetto.

NOTA: Se in passato ti è capitato di lavorare con un framework Javascript allora ti sarai sicuramente imbattuto in npm o yarn per gestire le dipendenze. Composer è esattamente la stessa cosa, ma per il mondo PHP.

Per installare l’ultima versione di Composer digita i seguenti comandi nel terminale:

curl -sS https://getcomposer.org/installer -o composer-setup.php
sudo php composer-setup.php --install-dir=/usr/local/bin --filename=composer

Per verificare che l’installazione sia andata a buon fine devi aprire e richiudere il terminale e provare a lanciare il programma appena installato utilizzando il comando composer. Se digitando il comando composer ricevi un messaggio del tipo:

unable to find composer, get it at https://getcomposer.org/download/: exec: "composer": executable file not found in $PATH

Allora è possibile che tu non abbia riavviato il terminale oppure che qualcosa sia andato storto e che tu debba riprovare ad installare Composer nuovamente.

3 – Installazione di Git

Questo passaggio non è strettamente necessario ma è fortemente consigliato. Infatti, quando arriverà il momento di creare il progetto dell’applicazione Symfony tramite la CLI, se git non fosse installato e configurato, riceverai un messaggio d’errore.

Per installare git il comando da digitare è:

sudo apt install git-core

Per poter utilizzare git è necessario configurarlo inserendo nome utente ed indirizzo email con i seguenti comandi da terminale:

git config --global user.email "you@example.com"
git config --global user.name "Your Name" 

4 – Installazione della Symfony CLI

Una volta installate tutte le dipendenze necessarie, sei finalmente pronto per installare la CLI (Command Line Interface) di Symfony.

La prima cosa da fare è scaricare l’installer con il seguente comando:

wget https://get.symfony.com/cli/installer -O - | bash
Download della CLI di Symfony

A questo punto è possibile scegliere se installare la CLI livello globale (disponibile per tutti gli utenti del sistema) oppure a livello locale (limitando l’uso al solo utente corrente). Vediamo come fare in entrambi i casi:

4.1a – Installazione globale

Per installare la CLI globalmente rendendola disponibile a tutti gli utenti del sistema il comando da eseguire è:

mv $HOME/.symfony/bin/symfony /usr/local/bin/symfony

4.1b – Installazione locale

Per installare la CLI per il solo utente corrente devi aggiungere Symfony alle tue variabili d’ambiente. Per farlo puoi modificare il file .bashrc utilizzando i seguenti comandi

touch ~/.bashrc
echo 'export PATH="$HOME/.symfony/bin:$PATH"' >> ~/.bashrc 

4.2 – Verifica dell’installazione

Per verificare che l’installazione della CLI sia andata a buon fine è necessario riavviare il terminale (ti basta chiudere e riaprire) e digitare il comando symfony.
Se riceverai un messaggio simile a quello riportato nell’immagine qui sotto allora l’installazione sarà stata completata con successo e potrai finalmente iniziare a creare un nuovo progetto Symfony. 🎉

Symfony CLI installata correttamente

Bonus: configurare l’ambiente di Symfony con Docker

Se non vuoi perdere tempo ad installare PHP e la Symfony CLI all’interno del tuo PC e/o vuoi un ambiente di sviluppo che sia sempre lo stesso anche quando cambi il computer che utilizzi puoi utilizzare creare il progetto all’interno dei container Docker che ho preparato. (Se non sai come installare Docker su Ubuntu leggi qui)

Per usare Symfony all’interno di Docker ti basta clonare il repository linkato qui sotto, avviare i container con il comando docker-compose up -d --build e connetterti al container con docker exec -it symfony-environment bash

https://github.com/lmillucci/symfony-docker-environment

A questo punto configura git come descritto poco più sopra e continua a seguire i passaggi descritti di seguito per creare un nuovo progetto e per avviare il server.

Creazione di un nuovo progetto

Se hai seguito correttamente tutti i passaggi fino a questo punto allora sei finalmente pronto per creare il tuo primo progetto Symfony tramite la CLI. Senza perdere altro tempo, il comando da eseguire per creare un nuovo progetto tramite la CLI è il seguente:

symfony new --full my_symfony_app

NOTA: con il comando --full verranno installate automaticamente all’interno del progetto anche tutti i pacchetti che di solito sono necessari per creare un applicazione web completa. Omettendo il --full invece verrà creato un progetto con una configurazione minimale che è particolarmente indicato per creare microservizi o API.

NOTA2: con questo comando verrà creato un nuovo progetto chiamato my_symfony_app. Naturalmente puoi chiamare il progetto con un nome differente sostituendo my_symfony_app con il nome che vuoi utilizzare.

Avvio di Symfony

Arrivato a questo punto non resta che avviare l’applicazione Symfony appena creata. Normalmente sarebbe necessario configurare un server Apache o NGINX per poter servire un applicazione PHP ma grazie alla CLI di Symfony potrai avviare immediatamente il progetto appena creato utilizzando il server integrato (chiamato: Symfony Local Web Server).

Per avviare l’applicazione Symfony appena creata ti basta spostarti nella cartella del progetto e avviare il server con i seguenti comandi:

cd my_symfony_app
symfony serve

Una volta che il server si sarà avviato, visitando l’indirizzo http://127.0.0.1:8000/, potrai visualizzare la pagina di benvenuto di Symfony.

Benvenuto nella tua prima applicazione Symfony

Da questo punto in poi potrai modificare il codice PHP all’interno del progetto per iniziare a realizzare l’applicazione che desideri.

Bisogno di aiuto?

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Installare i driver per la scheda di rete RTL8821CE su Ubuntu 18.04

Se hai provato ad installare Ubuntu 18.04 su di un PC con la scheda di rete Realtek RTL8821CE avrai sicuramente notato che questa non viene riconosciuta dal sistema operativo.

In attesa che i driver di questa scheda di rete vengano aggiunti all’interno di Ubuntu è possibile installarli manualmente seguendo la procedura descritta di seguito.

Verificare di avere la scheda RTL8821CE

Per vedere quali schede di rete hai installato all’interno del tuo computer puoi usare il comando:

lspci | egrep -i --color 'network'

Se come risultato ottieni:

Network controller: Realtek Semiconductor Co., Ltd. RTL8821CE 802.11ac PCIe Wireless Network Adapter

Allora significa che nel tuo computer è presente la scheda in questione e puoi procedere all’installazione dei driver descritta di seguito.

Installare i driver

Per installare i driver devi usare i seguenti comandi:

sudo apt install --reinstall git dkms build-essential linux-headers-$(uname -r)
git clone https://github.com/tomaspinho/rtl8821ce
cd rtl8821ce
chmod +x dkms-install.sh
sudo ./dkms-install.sh

A questo punto, riavviando il sistema, la scheda di rete dovrebbe essere finalmente riconosciuta dal sistema ed essere pronta per l’utilizzo.

Rimozione dei driver

Nel caso in cui ci fossero problemi puoi sempre rimuovere i driver installati spostandoti nella cartella in cui li hai scaricati e digitando i comandi:

chmod +x dkms-remove.sh
sudo ./dkms-remove.sh

Conclusioni

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Evitare le fregature su Amazon con Keepa

Ti capita spesso di sfogliare la pagina delle offerte di Amazon?
Io quasi tutte le mattine sfoglio la pagina con le offerte di Amazon e controllo gli oggetti che ho aggiunto alla lista desideri nella speranza di trovare l’occasione irripetibile che mi faccia risparmiare qualche buon euro.

Il problema di Amazon è che tutti i prodotti sono sempre scontati e che i prezzi che applica sono molto variabili. Può benissimo capitare che un prodotto che tengo sott’occhio un giorno costi 20€, il giorno dopo 25€ per poi magari essere scontato per qualche ora a 10€.

Quindi, come posso fare per capire un prodotto è veramente in offerta o meno?
Proprio a questo scopo ti viene in aiuto un estensione per il browser chiamata Keepa che consente di tracciare i prezzi e le offerte dei prodotti di Amazon.

Prima di mostrarti come installare Keepa all’interno del tuo browser ti voglio fare un esempio concreto.

Prendiamo in considerazione il gioco per Nintendo Switch “Pokemon: Let’s Go“, puoi notare come il prezzo consigliato sia di 59,99€ mentre il prezzo applicato da Amazon sia di 49,99€.
Un risparmio di 10€ sul prezzo di listino potrebbe sembrare una buona offerta ma dopo aver installato Keepa nel tuo browser potrai notare che poco sotto i dettagli del prodotto è presente un grafico con l’andamento del prezzo negli ultimi 3 mesi.

Per cui, dal grafico è possibile notare subito due cose:

  • Benché il prezzo consigliato sia di 59,99€ il gioco non è mai stato a quel prezzo. Nel momento in cui era più costoso veniva comunque circa 56€ rendendo lo sconto attuale di 6€ anziché 10€;
  • In passato il gioco è costato decisamente meno, per cui è possibile che in futuro venga scontato nuovamente.

Sulla base di queste informazioni potresti convenire che, se non hai fretta, sia meglio attendere qualche altra offerta prima di acquistare il gioco.

Come installare Keepa

L’installazione di Keepa è veramente banale, bastano pochissimi click ed è disponibile per tutti i principali browser disponibili sul mercato.
Per installarlo direttamente nel tuo browser ti lascio di seguito i link diretti:

  • Estensione per Firefox: clicka qui e premi il pulsante Aggiungi a Firefox
  • Estensione per Chrome: clicka qui e premi il pulsante Aggiungi

Da questo punto in poi, per ogni pagina di Amazon che consulterai potrai trovare il grafico con l’andamento dei prezzi del prodotto subito dopo la sezione dedicata alle caratteristiche generali.

Conclusioni

Come hai potuto notare non tutti gli sconti di Amazon sono delle reali offerte. Questo non vuol dire che non ci siano mai offerte eccezionali su alcuni prodotti ma a volte le gli sconti proposti sono meno sensazionali di quello che sembrano. Grazie a Keepa potrai avere il polso sull’andamento del prezzo nel tempo e delle offerte dei prodotti che ti servono e potrai decidere con cognizione di causa se un offerta è veramente buona o se è soltanto una leggera riduzione di costo.

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Come integrare un podcast di Spotify in una pagina web

Embed del podcast da Spotify

Se hai un podcast accessibile da Spotify oggi ti mostrerò come fare per includerlo all’interno di una pagina web.

NOTA: per poter creare il miniplayer da “embeddare” in una pagina web è necessario che tu abbia installato l’applicazione desktop di Spotify.

Includere un singolo episodio del podcast

Per includere uno specifico episodio di un podcast all’interno di una pagina web la procedura da seguire è:

  • Clickare sui tre puntini in corrispondenza dell’episodio da includere
  • Condividi
  • Copia codice di incorporamento
Generazione del codice di incorportamento per uno specifico episodio del podcast
Generazione del codice di incorportamento per uno specifico episodio del podcast

Spotify ti fornirà un codice HTML tipo questo:

<iframe src="https://open.spotify.com/embed-podcast/episode/1H3tiZsTClwbXvxZZSQwfW" width="100%" height="232" frameborder="0" allowtransparency="true" allow="encrypted-media"></iframe>

che una volta inserito all’interno di una pagina web ti permetterà di ottenere un player come il seguente:

Includere l’ultimo episodio del podcast

Per includere un riproduttore sempre aggiornato con l’ultimo episodio uscito del podcast la procedura da seguire è:

  • Clickare sui tre puntini sotto il titolo del podcast
  • Condividi
  • Copia codice di incorporamento
 Generazione del codice di incorportamento per mostrare sempre l'ultimo episodio del podcast
Generazione del codice di incorportamento per mostrare sempre l’ultimo episodio del podcast

Spotify ti fornirà un codice HTML tipo questo:

<figure><iframe src="https://open.spotify.com/embed-podcast/show/5DsZVNVi7SwW7WDmU0joWr" width="100%" height="232"></iframe></figure>

che una volta inserito all’interno di una pagina web ti permetterà di ottenere un player come il seguente:

Includere il podcast in una pagina web

Per includere il podcast all’interno di una pagina web ti basta solo copiare il codice ottenuto da Spotify all’interno del codice HTML della tua pagina.

Inserimento del podcast all’interno di una pagina web

Includere il podcast in WordPress

Se hai intenzione di embeddare il podcast all’interno di una pagina realizzata con WordPress devi fare particolare attenzione al fatto che il blocco di testo in cui andrai ad incollare il codice di incorporamento fornito da Spotify sia di tipo HTML personalizzato. In caso contrario, al posto del riproduttore di Spotify, potresti visualizzare il codice di incorporamento come se fosse del testo.

Blocco di codice HTML di wordpress per includere il podcast
Blocco di codice HTML di WordPress per includere il podcast

Conclusioni

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7 trucchi per affinare le tue ricerche su Google

Google search

Quante volte al giorno utilizzi Google per le tue ricerche? Grazie all’altissima precisione dei risultati ottenibili con una ricerca non stupisce il fatto che il famoso motore di ricerca sia il sito web più visitato al mondo. .

Io utilizzo quotidianamente Google per qualunque cosa: dalla documentazione di PHP al significato di qualche parola strana che mi ha colpito.

Usare il motore di ricerca per cercare qualcosa è semplice quanto digitare una parola chiave e premere invio sulla tastiera. Chiunque è in grado di fare ricerche su Google ma pochi conoscono l’esistenza di alcuni operatori che il motore di ricerca mette a disposizione per affinare ulteriormente i risultati ottenuti.
Con questo post ti voglio illustrare 7 operatori che possono farti risparmiare un po’ di tempo la prossima volta che effettui una ricerca sul web.

Indice

1 – Ricerca di frasi esatte

Per trovare tutte le pagine che contengano esattamente le parole cercate ti basta inserire il testo della ricerca tra doppi apici.

Ad esempio, per cercare il titolo di una canzone partendo da una frase puoi digitare sul motore di ricerca: "in the town where i was born lived a man who sailed to sea".
Esempio

2 – Includere nella ricerca anche i sinonimi

Esattamente al contrario dell’operatore precedente, per fare in modo che nella ricerca siano presenti anche i risultati contenenti sinonimi di una determinata parola ti basta utilizzare l’operatore tilde ~. (se anche te non ricordi come fare la tilde con la tastiera guarda qui)

Ad esempio, inserendo i termini di ricerca gestionale ~hotel troverai inclusi tra i risultati anche le pagine contenenti i sinonimi della parola hotel (ad esempio albergo).
Esempio

3 – Escludere risultati dalla ricerca

Per escludere dai risultati tutte le pagine che contengono una determinata parola basta anteporre alla parola da escludere il simbolo -.

Ad esempio per cercare tutte le informazioni sullo YouTuber human safari senza che compaiano i video di YouTube ti basta digitare nel motore di ricerca: human safari -youtube.
Esempio

4 – Limitare la ricerca ai risultati appartenenti ad un certo sito

Per limitare la ricerca ai soli risultati appartenenti ad un certo sito basta mettere prima dell’indirizzo del sito la parola chiave site:.

Nella vita di ogni programmatore spesso capita di dover cercare qualcosa sul forum stackoverflow e per limitare i risultati a questo sito la ricerca da fare è: site:stackoverflow.com symfony.
Esempio

NOTA: questo comando può essere anche utile per sapere quali pagine di un sito sono già nell’indice di Google e quali no.

5 – Limitare i risultati ai file con una determinata estensione

Per cercare tutti i file con una certa estensione basta preporre all’estensione cercata la parola chiave filetype:.
Questo comando è particolarmente utile abbinato al precedente per trovare tutti i risultati di un determinato sito.

Ad esempio per trovare tutti i documenti PDF presenti nel sito dell’agenzia delle entrate la ricerca da fare è: filetype: pdf site:agenziaentrate.gov.it.
Eempio

6 – Dizionario

Tramite la parola chiave define: è possibile utilizzare Google esattamente come se fosse un dizionario.

Ad esempio per sapere qual’è il significato esatto della parola pernicioso la ricerca da fare è define: pernicioso
Esempio

7 – Limitare la ricerca al titolo della pagina

Per limitare i risultati di ricerca a tutti i siti contenenti una parola o una frase nel titolo il comando da utilizzare è allintitile:.

Ad esempio per cercare tutte le pagine che hanno nel titolo Harry Potter la ricerca da fare è allintitle:"Harry Potter".
Esempio

Conclusioni

Esistono molti altri operatori che permettono di affinare ulteriormente i risultati forniti da Google ma questi sono quelli che io reputo i più importanti. Inoltre molti degli operatori citati possono essere combinati per fornire risultati sempre più precisi.

Te conosci qualche altro operatore o qualche altra combinazione meritevole di attenzione? Se si puoi farmelo sapere con un commento qui sotto oppure scrivendomi direttamente nel mio canale Telegram oppure scrivendomi direttamente a t.me/lorenzomillucci.

Indicizzare un podcast su Google Podcast

Google podcast

Che il 2019 sarebbe stato l’anno dell’audio si sapeva già da un po’. Nei primi 5 mesi d quest’anno un po’ tutti i big della tecnologia hanno iniziato a presentare innovazioni legate al mondo dei podcast.
Tra i tanti non poteva mancare Google che, dopo l’annuncio al Google I/O, da ieri ha finalmente iniziato ad aggiungere ai risultati di ricerca i podcast.

Risultati di ricerca di google per il podcast di The Verge

Come indicizzare il podcast

La prima cosa da fare è verificare che il podcast non sia stato già indicizzato da Google. Per verificarlo ti devi collegare ai Publisher Podcast Tool e provare a generare un link diretto per il tuo podcast inserendo il link al feed RSS del podcast.

Se il link viene generato correttamente non c’è null’altro da fare. I tuoi ascoltatori saranno già in grado di trovare le puntate del podcast all’interno della pagina di ricerca di Google e di ascoltarle utilizzando Google Podcast.

Nel caso il link non venga generato devi verificare che il sito web associato al podcast rispetti le linee guida definite da Google.

Errore: This RSS feed is not currently indexed by Google Podcasts

Se utilizzi una piattaforma come Spreaker o Buzzsprout per distribuire il tuo podcast allora la pagina assegnata alla tua trasmissione rispetta già i requisiti necessari all’indicizzazione da parte di Google. Per cui non devi far altro che aspettare i tempi necessari a Google ad indicizzarle.

Se invece il tuo podcast è ospitato su una tua piattaforma devi accertarti di aderire perfettamente alle linee guida di Google.
In particolare dovrai creare una pagina nel tuo sito che descriva chiaramente le tematiche affrontate nel podcast. Questa pagina dovrà essere linkata nel feed RSS del podcast e dovrai accertarti che all’interno della pagine sia presente il seguente codice:

<link type="application/rss+xml" rel="alternate"
      title="Your Podcast's Name" href="Your podcast's RSS url"/>

Quando aggiungi questo blocco di codice al tuo sito presta la massima attenzione ai seguenti punti:

  • Il codice deve essere incluso solo nella home page del podcast. Non includerlo in tutte le pagine del sito web;
  • Accertati che sia l’unico elemento della pagina ad avere il tag rel="alternate";
  • Verifica che l’attributo title abbia esattamente lo stesso titolo del podcast;

Una volta fatto tutto ciò non ti resta che aspettare che Google indicizzi la tua pagina web. Ogni cambiamento al sito web non avviene istantaneamente, Google può impiegare anche 2-3 settimane prima di iniziare ad indicizzare il tuo podcast. Sfortunatamente non c’è un modo per far sapere a Google dell’esistenza del tuo podcast, ma sono loro che scansionando il tuo sito web ne verranno a conoscenza (esattamente come avviene per le pagine web e le immagini).
Puoi verificare l’effettiva indicizzazione del podcast utilizzando il tool Publisher Podcast Tool.

Hai già aggiunto il tuo podcast all’indice di Google? Puoi farmelo sapere con un commento qui sotto oppure scrivendomi direttamente nel mio canale Telegram oppure scrivendomi direttamente a t.me/lorenzomillucci.

Google Chrome: Disabilitare la richiesta di iscrizione alle notifiche

Richiesta di iscrizione alle notifiche

Richiesta di iscrizione alle notifiche da parte di facebook

Quante volte aprendo una pagina web ti sei dovuto districare tra richieste di iscrizioni alla newsletter, banner pubblicitari invadenti e richieste d’iscrizione alle notifiche prima di poter leggere il contenuto della pagina? A me succede molto più spesso di quanto vorrei.

In questo post ti voglio svelare il metodo per disattivare completamente il pop-up di richiesta di iscrizione alle notifiche di una pagina web utilizzando Google Chrome.

Disattivare le notifiche

Per disattivare il pop-up di richiesta del permesso di inviare le notifiche ti basta aprire Google Chome, premere i tre puntini in alto a destra, e clickare la voce impostazioni. Scorrendo la pagina con tutte le impostazioni del browser, in fondo, dovrai premere il pulsante Avanzate e alla sezione Privacy e sicurezza selezionare la voce Impostazioni sito.

Impostazioni google chrome
Impostazioni -> Avanzate -> Impostazioni sito

A questo punto, premendo la voce Notifiche si aprirà una pagina da cui gestire tutti i siti a cui ti sei iscritto per la ricezione di notifiche. Per disattivare completamente il pop-up di richiesta di iscrizione alle notifiche ti basta disabilitare la voce Bloccato.

disattivazione pop-up notifiche

Rimuovendo la spunta da Bloccato non verrà mai più mostrato il pop-up di richiesta di iscrizione alle notifiche

A questo punto il gioco è fatto, d’ora in poi nessun sito mostrerà più i fastidiosi pop-up di richiesta di iscrizione alle notifiche 🎉️
Leggi questo articolo per sapere come disattivare le notifiche anche sulla versione chromium-based di Microsoft Edge.

Per non perderti nemmeno un post del blog puoi iscriverti al mio canale su Telegram oppure contattarmi direttamente a t.me/lorenzomillucci.

Microsoft Edge: Disabilitare la richiesta di iscrizione alle notifiche (Chromium-powered)

Richiesta di iscrizione alle notifiche da parte di facebook

La possibilità di ricevere notifiche direttamente dai siti che consultiamo frequentemente è decisamente molto utile, tuttavia molte volte mi capita di aprire un sito solo per consultare una singola notizia o leggere un certo contenuto senza che abbia alcun interesse specifico alle notifiche di quel sito.

In questo post ti voglio svelare il metodo per disattivare completamente la richiesta di iscrizione alle notifiche di un sito web utilizzando Microsoft Edge (la versione in sviluppo basata su chromium).

Disattivare le notifiche

Per disattivare il pop-up di richiesta del permesso di inviare le notifiche ti basta aprire Edge, premere i tre puntini in alto a destra, e clickare la voce settings (icona a forma di ingranaggio). Si aprirà la pagina con tutte le impostazioni del browser in cui devi selezionare dal menù di sinistra la voce Site permissions e premere sulla voce Notifications.

Settings -> Site permissions -> Notifications

A questo punto verrà mostrata una pagina da cui puoi visualizzare e gestire i siti a cui hai dato il permesso di mostrare notifiche e quelli a cui invece non l’hai concesso. Per disattivare completamente il pop-up di richiesta di iscrizione alle notifiche ti basta deselezionare la voce Ask before sending.

Rimuovendo la spunta su Ask before sending non verrà mai più mostrato il pop-up di richiesta di iscrizione alle notifiche

A questo punto il gioco è fatto, d’ora in poi nessun sito mostrerà più i fastidiosi pop-up di richiesta di iscrizione alle notifiche 🎉️
Leggi questo articolo per sapere come disattivare le notifiche anche su Google Chrome.

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MilleCloud: OpenVPN impossibile stabilire una connessione

Subito dopo l’installazione di MilleCloud potrebbe capitare che all’avvio del programma venga mostrato il seguente messaggio d’errore:

ATTENZIONE: Si è verificato un errore nell'avvio del servizio OPENVON impossibile stabilire una connessione. Errore numero: -9000

Per risolvere questo problema è sufficiente eseguire il programma come amministratore. Per farlo ti basta fare un click destro sull’icona del programma RRS.NET – RRS.tab , spostarti nella scheda Compatibilità e mettere una spunta nella checkbox Esegui questo programma come amministratore.

D’ora in poi il programma verrà avviato sempre con i massimi privilegi di sistema e non dovrebbe più presentarsi il messaggio d’errore.

Conclusioni

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Chrome: Installare un certificato SSL self-signed da Ubuntu

Molto spesso durante lo sviluppo di applicazioni web è necessario riprodurre all’interno del proprio PC esattamente lo stesso ambiente che verrà utilizzato poi nel server in produzione. Grazie a Docker è semplice riprodurre in locale la stessa configurazione software utilizzata del server. Tuttavia spesso accade che non si abbia a disposizione un certificato SSL firmato da un autorità valida da sfruttare nell’ambiente locale per cui, provando ad accedere all’applicazione da un browser, si ottiene il messaggio di avviso “la connessione non è privata”.

Con questo post voglio spiegarti come aggiungere un certificato SSL all’archivio utilizzato da Google Chrome in modo da evitare di ricevere i messaggi di errore dal browser.

La connessione non è privata NET:ERR_CERT_AUTHORITY_INVALID

Perché su Linux non basta un doppio click sul file del certificato?

La risposta alla domanda è molto semplice: quando utilizzi una distribuzione Linux, Google Chrome non utilizza lo stesso archivio di certificati del sistema operativo.
Tale scelta da parte degli sviluppatori è stata dettata dal fatto che non esiste un unico software di gestione dei certificati comune a tutto il mondo Linux ma ogni distribuzione implementa un meccanismo differente.
A causa di ciò, mentre su Windows e Mac OS X basta aggiungere con un doppio click un certificato all’archivio del sistema operativo affinché venga automaticamente accettato da Chrome su Linux questa procedura non porta ad alcun risultato.
Infatti su Linux viene utilizzato come gestore dei certificati la libreria Mozilla Network Security Services (NSS). Di conseguenza, per far riconoscere un certificato a Chrome, è necessario aggiungerlo direttamente all’archivio gestito da questa libreria.

Aggiungere il certificato

La prima cosa da fare per poter aggiungere un certificato SSL a Google Chrome è installare certutil. Tramite questo pacchetto è possibile andare ad aggiungere ed a rimuovere i certificati gestiti dalla libreria NSS.
Per installarlo puoi usare il seguente comando da terminale:

sudo apt install libnss3-tools

NOTA: a seconda della versione del sistema operativo questo pacchetto potrebbe essere già incluso all’interno della distribuzione in uso.

Una volta che il pacchetto è stato installato all’interno del sistema, per aggiungere un certificato (con estensione .crt) all’archivio dei certificati puoi utilizzare il seguente comando (ricordandoti di rimpiazzare il placeholder FILE_CRT con il nome effettivo del tuo certificato):

certutil -d sql:$HOME/.pki/nssdb -A -t "P,," -n FILE_CRT -i FILE_CRT

Per verificare che l’aggiunta del nuovo certificato SSL sia andata a buon fine puoi farti restituire la lista di tutti i certificati aggiunti all’archivio NSS utilizzando il seguente comando:

certutil -d sql:$HOME/.pki/nssdb -L

Se tutto sarà andato a buon fine, riavviando Chrome, non dovresti più ricevere il messaggio d’errore riguardante la connessione non privata.

Fonti:
Documentazione Network Security Services
Documentazione Chromium