Installare XAMPP su Ubuntu

Chiunque voglia iniziare a studiare la programmazione web deve affrontare lo step iniziale di creare un ambiente server all’interno del proprio computer. Ciò spesso vuol dire dover installare e configurare un server Apache, l’interprete PHP e un DBMS per gestire un database.

L’installazione di questi programmi non è di per se difficoltosa ma può richiedere un quantitativo considerevole di tempo e può causare qualche grattacapo agli utenti meno esperti. Proprio per far fronte all’esigenza di avere un ambiente di sviluppo web facile e veloce è nato il software open-source XAMPP.

XAMPP è una distribuzione di Apache completamente gratuita e semplice da installare, contenente MySQL, PHP e Perl.

– sito web di Xampp

Proprio per la sua semplicità di installazione e utilizzo XAMPP è la soluzione software che di solito si consiglia a chiunque voglia avvicinarsi alla programmazione web tramite PHP.

Per chi preferisce il video alla lettura del post

Installazione

La prima cosa da fare, naturalmente, è scaricare il pacchetto di installazione dal sito web ufficiale di XAMPP:

https://www.apachefriends.org/it/index.html

Oppure scaricandolo dal terminale con il comando:

wget "https://downloadsapachefriends.global.ssl.fastly.net/7.4.3/xampp-linux-x64-7.4.3-0-installer.run"

Per procedere all’installazione del pacchetto appena scaricato devi prima di tutto fornirgli i permessi di esecuzione. Puoi farlo aprendo il terminale e, spostandoti nella cartella che contiene il pacchetto, digitando:

chmod +x ./xampp-linux-x64-7.4.3-0-installer.run 

NOTA: nel momento in cui scrivo, l’ultima versione di XAMPP disponibile è la 7.4.3-0. Quando verranno rilasciate versioni aggiornate dovrai cambiare il comando inserendo numero della versione che andrai ad utilizzare.

A questo punto sei pronto per avviare l’installazione vera e propria del programma tramite il seguente comando di terminale:

sudo ./xampp-linux-x64-7.4.3-0-installer.run 

Si aprirà una finestra con uno wizard di installazione grafico in cui, per terminare l’installazione, ti sarà sufficiente premere sempre il pulsante avanti.

NOTA: ad un certo punto ti verrà chiesto se vuoi avere maggiori informazioni su bitnami per XAMPP, se non sei interessato puoi tranquillamente levare la spunta dalla checkbox.

Installazione di XAMPP su Ubuntu

Terminata l’installazione, se hai lasciato la spunta su “Launch XAMPP” ti verrà aperta una finestra con il pannello di controllo del programma.

Pannello di controllo di XAMPP

Dal pannello di controllo di XAMPP, andando sulla scheda “Manage Servers” puoi verificare lo stato dei vari servizi che compongono il programma e, nel caso in cui non lo fossero già, avviarli.

Per verificare che il programma stia funzionando correttamente ti basta provare la connessione al server appena creato aprendo un browser e visitando l’indirizzo:

http://localhost/

Se tutto ha funzionato correttamente verrai accolto dalla pagina di benvenuto di XAMPP.

Pagina di benvenuto di XAMPP

Come avviare e arrestare XAMPP

Sfortunatamente l’installer di XAMPP non genera automaticamente un lanciatore per avviare il programma dall’elenco dei software installati. Di conseguenza per avviare XAMPP bisogna ricorrere al terminale utilizzando uno dei seguenti due modi:

  • con il comando sudo /opt/lampp/lampp start che avvierà automaticamente tutti i servizi di XAMPP senza passare per il pannello di controllo grafico.
  • oppure avviando il pannello di controllo utilizzando il comando sudo /opt/lampp/manager-linux-x64.rune poi avviare i servizi di XAMPP dalla scheda “Manage Servers”

Analogamente, per arrestare XAMPP una volta terminato il lavoro, puoi usare uno dei seguenti due modi:

  • con il comando sudo /opt/lampp/lampp stop
  • usando il pannello di controllo di XAMPP, arrestando i servizi manualmente dalla scheda “Manage Servers”

Creazione di una nuova pagina web

Per creare una nuova pagina web da servire mediante il server XAMPP basta creare un nuovo file all’interno della cartella /opt/lampp/htdocs.

Di default questa cartella non è scrivibile dall’utente corrente in quanto appartenente all’utente e al gruppo root.

Per aggiustare i permessi in modo che l’utente corrente possa scrivere all’interno di questa cartella senza che sia necessari utilizzare sudo ogni volta basta usare il seguente comando da terminale:

 sudo chown -R USER_NAME:GROUP_NAME /opt/lampp/htdocs/

Rimpiazzando USER_NAME e GROUP_NAME con il tuo nome utente. Per sapere qual’è il tuo nome utente puoi usare il comando whoami mentre per sapere il nome del gruppo puoi usare il comando id -gn.

Ad esempio nel mio caso sia il nome utente che il nome del gruppo sono esattamente lorenzo per cui il comando che ho digitato è stato:

sudo chown -R lorenzo:lorenzo /opt/lampp/htdocs/

A questo punto, per verificare che tutto funzioni correttamente puoi creare una nuova cartella chiamata test all’interno di /opt/lampp/htdocs/. Per creare la prima pagina web crea un nuovo file chiamato index.html all’interno della cartella e digita all’interno il seguente contenuto:

<html>
<h1>Hello world from XAMPP!</h1>
</html>
Creazione della prima pagina web

A questo punto, se tutto avrà funzionato correttamente, navigando all’indirizzo http://localhost/test/ verrà servita del server web la tua pagina web appena creata.

La prima pagina web servita direttamente da XAMPP

Se questo post ti è stato utile puoi farmelo sapere lasciando un commento qui sotto oppure scrivendomi direttamente a t.me/lorenzomillucci.
Inoltre ti invito ad iscriverti al mio canale Telegram e a seguirmi su Twitter per non perderti nemmeno un post del mio blog. A presto!

Software engineer presso Slope.
Appassionato di videogame, nel tempo libero mi diletto a scrivere su questo blog.
Per non perderti nemmeno un post puoi seguirmi su Telegram!

Come aggiornare l’LTS enablement stack (HWE) ad Ubuntu 18.04.4

AGGIORNAMENTO (12 Feb 2020): Oggi è stata rilasciata la versione 18.04.4 di Ubuntu. Qui trovi il comunicato ufficiale. Se hai installato Ubuntu 18.04 subito dopo il suo rilascio ad Aprile 2018 puoi seguire questa guida per aggiornare l’HWE alla versione 18.04.4, se invece hai installato la 18.04.2 riceverai automaticamente l’HWE nuovo insieme ai normali update di sistema.


La seconda point release di Ubuntu (18.04.2) è stata appena rilasciata! Questo aggiornamento non introduce alcuna novità sostanziale ma include le ultime patch di sicurezza, vari aggiornamenti alle applicazioni di sistema oltre che bugfix minori vari.
Per sapere tutte le migliorie apportate da Ubuntu 18.04.2 puoi visitare la pagina della documentazione dedicata.

Perché una point release?

Il team di Ubuntu periodicamente rilascia delle immagini ISO aggiornate del sistema operativo in modo che chi installa il sistema per la prima volta non sia costretto a scaricare fin dal primo avvio migliaia di aggiornamenti arretrati.

Cos’è un LTS hardware enablement stack (HWE)

Con il rilascio della seconda point release di Ubuntu gli sviluppatori gli sviluppatori del sistema operativo includono una nuova versione del kernel e uno stack grafico aggiornato. Ciò, tra le altre cose, permette di migliorare la compatibilità di Ubuntu con il nuovo hardware che dovesse essere rilasciato rispetto alla prima release. Queste modifiche al cuore del sistema operativo prendono il nome di Hardware Enablement Stack (HWE).

Siccome queste modifiche coinvolgono parti molto delicate del sistema operativo e possono compromettere la stabilità del computer, il team di Ubuntu ha stabilito che solo gli utenti che installano il sistema operativo partendo da Ubuntu 18.04.2 abbiano il nuovo HWE abilitato di default.
Di conseguenza, gli utenti che dovessero aver installato Ubuntu 18.04 o 18.04.1 prima di questa point release continueranno a ricevere tutti gli aggiornamenti del sistema operativo ma non verranno migrati automaticamente al nuovo HWE.

Ubuntu 18.04.2 installato nel mio PC

Aggiornare HWE su installazioni precedenti alla 18.04.2

Mentre gli utenti che installano Ubuntu partendo dalla 18.04.2 hanno il nuovo HWE abilitato di default, gli utenti che dovessero aver installato Ubuntu in precedenza possono aggiornare manualmente l’HWE tramite il seguente comando:

sudo apt install --install-recommends linux-generic-hwe-18.04 xserver-xorg-hwe-18.04 xwayland-hwe-18.04

Per sapere se stai già utilizzando l’ultimo enablement stack puoi utilizzare questo comando:

 hwe-support-status --verbose 

Conclusioni

Ad oggi ho già aggiornato il computer fisso di casa al nuovo HWE riscontrando un leggero aumento delle prestazioni e della reattività nell’utilizzo dei programmi più comuni.
Il vero banco di prova del nuovo aggiornamento sarà il Dell XPS 13 che utilizzo al lavoro. Visto che sto riscontrando alcuni problemi nell’utilizzo quotidiano di questo portatile non appena avrò un po’ di tempo libero proverò a vedere se l’aggiornamento del kernel riesce a sistemarli. Chiaramente riporterò in questo post come andrà a finire.

Per altre informazioni sull’enablement stack ti rimando alla documentazione ufficiale di Ubuntu.

Se questo post ti è stato utile puoi farmelo sapere lasciando un commento qui sotto oppure scrivendomi direttamente a t.me/lorenzomillucci.
Inoltre ti invito ad iscriverti al mio canale Telegram e a seguirmi su Twitter per non perderti nemmeno un post del mio blog. A presto!

Software engineer presso Slope.
Appassionato di videogame, nel tempo libero mi diletto a scrivere su questo blog.
Per non perderti nemmeno un post puoi seguirmi su Telegram!

Abilitare l’accelerazione Hardware su Firefox per Linux

AGGIORNAMENTO 20/03/2020: Sembra che qualcosa si stia muovendo e forse tra qualche tempo potremo avere il supporto all’accelerazione hardware nativo su Firefox utilizzando wayland! 🤞

Per motivi a me sconosciuti Firefox (ma anche Chrome) disabilita di default l’accelerazione hardware su tutte le distribuzioni Linux.

Questo si traduce in un notevole aumento del carico di lavoro che la CPU deve gestire quanto viene riprodotto un video. Ad esempio, aprire un video su YouTube dal mio Dell XPS innesca una reazione a catena per cui aumenta il carico di lavoro della CPU che a sua volta aumenta la velocità di rotazione delle ventole che fanno arroventare la superficie del computer e di conseguenza fanno scaricare prima la batteria e rendono fastidiosamente rumoroso il portatile.

Attivare l’accelerazione hardware GPU

La soluzione a questo problema è utilizzare la GPU per decodificare i video tramite l’accelerazione hardware. Stranamente non è possibile attivare tramite l’interfaccia grafica di Firefox l’accelerazione hardware per cui bisogna ricorrere all’editor avanzato di configurazione accessibile inserendo nella barra degli indirizzi:

about:config

Se è la prima volta che provi ad accedere all’editor di configurazione ti verrà mostrato un messaggio di avvertimento come il seguente:

Messaggio di avvertimento: La modifica dei valori predefiniti delle impostazioni avanzate può compromettere la stabilità del browser.
La modifica dei valori predefiniti delle impostazioni avanzate può compromettere la stabilità del browser.

Per procedere dovrai dichiarare di accettare i rischi dovuti ad una cattiva configurazione.

A questo punto per abilitare l’accelerazione hardware ti basta modificare la seguente voce in modo che il valore sia impostato a true:

layers.acceleration.force-enabled
Pagina about:config
layers.acceleration.force-enabled

NOTA: Una volta fatta la modifica devi riavviare Firefox affinché l’accelerazione hardware venga effettivamente attivata.

Verificare l’attivazione

Per verificare che l’accelerazione hardware si sia attivata correttamente puoi aprire l’indirizzo:

about:support

Se nella sezione Grafica, alla voce Composizione trovi scritto Basic allora le modifiche non hanno avuto effetto e non stai usando ancora l’accelerazione hardware. Viceversa, se alla voce Composizione trovi scritto OpenGL allora significa che che l’accelerazione hardware GPU è in funzione.

Pagina about:support
Composizione: OpenGL – l’accelerazione hardware è stata correttamente attivata

Conclusioni

Con questa piccola modifica avrai sicuramente un minor carico di lavoro sulla CPU, un abbassamento delle temperature e, se utilizzi un portatile, un aumento della durata della batteria.

Se vuoi rimanere sempre aggiornato su ciò che posto in questo blog iscriviti al mio canale Telegram oppure, se hai bisogno di aiuto nel seguire questa guida o non ti è chiaro qualche passaggio puoi lasciarmi un commento qui sotto, inviarmi un tweet a @LorenzoMillu oppure scrivermi direttamente a t.me/lorenzomillucci.

NOTA: nel caso in cui Firefox dovesse iniziare a chiudersi inaspettatamente o riportare dei problemi di stabilità in seguito a queste modifiche puoi sempre riportarti alle impostazioni consigliate riportando il valore di layers.acceleration.force-enabled a false.

Software engineer presso Slope.
Appassionato di videogame, nel tempo libero mi diletto a scrivere su questo blog.
Per non perderti nemmeno un post puoi seguirmi su Telegram!

Come aggiornare il firmware del PC con Ubuntu

Una delle novità più importanti introdotta da Ubuntu 18.04 è la possibilità di aggiornare il firmware dei dispositivi grazie all’introduzione del tool fwupd.

Sono ormai passati i tempi in cui dopo aver installato Ubuntu era necessario perdere ore a trovare il modo per far riconoscere al sistema operativo tutte le periferiche connesse al PC. Chi non ha mai avuto problemi con i driver video o con il riconoscimento delle stampanti?
Con le ultime versioni del sistema operativo invece sempre più dispositivi sono riconosciuti e utilizzabili fin da subito con Linux.
L’ultimo tassello per avere una compatibilità perfetta con Linux era la mancanza di uno strumento che permettesse di aggiornare BIOS e UEFI (e in generale il firmware delle varie periferiche del PC) direttamente da Ubuntu.

Proprio sulla base di questa necessità è nato fwupd. Grazie a questo software open-source sviluppato da Richard Hughes è possibile installare gli aggiornamenti del firmware di sistema per i computer compatibili.
NOTA: per vedere se il tuo PC è compatibile puoi consultare questa lista.

In teoria la presenza degli aggiornamenti del firmware dovrebbe venire notificata insieme a quella degli altri aggiornamenti da GNOME Software.
Tuttavia mi sono reso conto che nel mio Dell XPS 13 9360 questi aggiornamenti non venivano rilevati.

Verificare manualmente la presenza di aggiornamenti

Per verificare manualmente la presenza di aggiornamenti per il proprio sistema basta aprire una finestra del terminale ed eseguire questi comandi:

  • La prima cosa da fare è accertarsi che il demone di fwupd sia in esecuzione:
sudo service fwupd start
  • A questo punto va rinfrescata la lista degli aggiornamenti disponibili:
sudo fwupdmgr refresh
  • Infine, se sono stati rilevati aggiornamenti, è possibile applicarli con questo comando:
sudo fwupdmgr update

Come puoi vedere con questi semplici 3 passaggi è possibile aggiornare il firmware di tutti i dispositivi del computer.
Nell’immagine sottostante puoi vedere come abbia provato in prima persona l’aggiornamento del firmware di sistema del mio computer e, se stai leggendo questo post, significa che il tool è affidabile e che non ci sono stati problemi durante l’upgrade.

Aggiornamento del firmware di sistema sul mio Dell XPS 9360

Se vuoi rimanere sempre aggiornato su ciò che posto in questo blog iscriviti al mio canale Telegram oppure, se hai bisogno di aiuto nel seguire questa guida o non ti è chiaro qualche passaggio puoi lasciarmi un commento qui sotto, scrivermi su Twitter oppure mandarmi direttamente a t.me/lorenzomillucci.

Software engineer presso Slope.
Appassionato di videogame, nel tempo libero mi diletto a scrivere su questo blog.
Per non perderti nemmeno un post puoi seguirmi su Telegram!

Installare Enpass su Ubuntu e aggiustare la visualizzazione su schermi HiDPI

Oggi sul blog del disinformatico ho vista riportata questa notizia: la centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione (MELANI) della Svizzera dice esplicitamente che “Chi utilizza la stessa password più volte agevola i cyber criminali”.

Dopo aver letto l’articolo ho pensato che la soluzione a questo tipo di problemi è l’utilizzo di un password manager con cui generare password uniche, lunghe e non facilmente indovinabili da un potenziale malintenzionato.

Enpass è il password manager che utilizzo quotidianamente da ormai 3-4 anni. Nel corso del tempo ho provato diversi password manager ma alla fine ho deciso di utilizzare Enpass per i seguenti motivi:

  • E’ multipiattaforma: visto che mi trovo spesso a lavorare con Linux, Mac e Windows mi serviva assolutamente qualcosa che funzionasse al 100% con questi sistemi operativi. Inoltre il fatto che sia compatibile anche con android, iOS e windows phone sono delle gradite aggiunte.
  • E’ gratis: utilizzare Enpass su computer non costa nulla, i client per i dispositivi mobile hanno un costo di 9,99€ da pagare una tantum. (di solito intorno a Natale fanno anche qualche sconto, quindi può valere la pena di controllare in questi giorni)
  • E’ integrato con i browser: per inserire le password all’interno delle pagine web non è necessario fare manualmente copia/incolla dal programma ma basta premere la combinazione ctrl+\ (personalizzabile) per fare in modo che Enpass autocompili la pagina con le credenziali d’accesso.
  • E’ cloud: in realtà Enpass non ha un cloud proprio per la sincronizzazione automatica delle password tra i vari dispositivi. Tuttavia dall’applicazione è possibile integrarsi con i più disparati servizi per la sincronizzazione di file  (io ad esempio mi appoggio a dropbox per la sincronizzazione, ma è possibile utilizzare altri provider come: google drive, one drive ecc…)

Installazione su Ubuntu

La prima cosa da fare per installare Enpass su Ubuntu è aggiungere il repository alla lista di quelli controllati tramite il seguente comando:

echo "deb http://repo.sinew.in/ stable main" | sudo tee /etc/apt/sources.list.d/enpass.list

Subito dopo devi aggiungere anche la chiave necessaria alla verifica di autenticità del repository:

wget -O - https://dl.sinew.in/keys/enpass-linux.key | apt-key add -

A questo punto puoi installare effettivamente Enpass all’interno del pc:

sudo apt update
sudo apt install enpass

Sistemare la visualizzazione su schermi HiDPI

NOTA: recentemente è stata rilasciata la versione 6 di Enpass che risolve tutti i problemi con gli schermi HiDPI per cui questo fix qui non è più necessario 😉

Se anche te hai un computer con uno schermo UHD potresti avere problemi con la visualizzazione di Enpass. Infatti di default Enpass viene visualizzato con un carattere piccolissimo che risulta illeggibile sullo schermo.

Visualizzazione microscopica di Enpass

Per risolvere questo fastidioso problema ti basta modificare il file /opt/Enpass/bin/runenpass.sh aggiungendo la seguente linea:

export QT_AUTO_SCREEN_SCALE_FACTOR=1
Modifica al file /opt/Enpass/bin/runenpass.sh
Visualizzazione corretta di Enpass

Conclusioni

Ormai sempre più spesso capita che i siti a cui siamo registrati vengono hackerati e se utilizzi la stessa password su più portali puoi stare certo che la prima cosa che i criminali tenteranno di fare è riutilizzare le stesse credenziali per provare ad accedere ad altri servizi. In quest’ottica utilizzare il password manager per generare password sicure uniche per ogni sito può veramente salvarti la vita (digitale) . 
Se non lo hai mai fatto ti consiglio caldamente di iniziare ad utilizzare un password manager come Enpass.

Software engineer presso Slope.
Appassionato di videogame, nel tempo libero mi diletto a scrivere su questo blog.
Per non perderti nemmeno un post puoi seguirmi su Telegram!

Installare ZSH e Oh-My-Zsh su Ubuntu 18.04 e 20.04 – il mio terminale su Ubuntu

Chiunque utilizzi una delle mille distribuzioni di Linux e abbia provato ad aprire una console del terminale si è imbattuto in BASH (Bourne-again shell).
Benché esistano molte altre shell per il terminale, BASH è la versione predefinita in tutti i sistemi Linux per motivi storici. Infatti quando si parla di Linux in generale si intende GNU/Linux. Per cui il kernel del sistema è Linux ma tutte le utilities fornite sono quelle di GNU la cui shell ufficiale è proprio BASH.

Come dicevo poco sopra esistono diverse altre versioni di shell e quella che utilizzo quotidianamente nel mio sistema è ZSH (Z-shell).
I motivi principali per cui la ritengo superiore a BASH sono:

  • auto-completamento dei comandi: premendo sulla tastiera il tasto tab mentre sto digitando un comando posso lasciare a ZSH il compito di completarne la scrittura;
  • auto correzione degli errori: spesso digitando velocemente i comandi sulla console mi capita di sbagliare a scrivere qualche lettera e di ricevere un fastidioso messaggio d’errore. Tramite ZSH viene fatto un controllo su eventuali errori di battitura e vengono suggerita un possibile correzione del comando.
  • cronologia condivisa: spesso utilizzo più schermate del terminale in contemporanea e con ZSH posso avere una cronologia unica dei comandi eseguiti tra le varie istanze del terminale
  • plugin: tramite ZSH è possibile utilizzare un ampia gamma di plugin che ne permettono di espandere le funzionalità

Installazione di ZSH e Oh-My-Zsh

Per installare ZSH è sufficiente aprire un terminale e digitare:

sudo apt install zsh

Per impostare ZSH di come shell default puoi utilizzare il comando:

chsh -s (which zsh) root

NOTA: Affinché la modifica abbia effetto devi riavviare il terminale.

Puoi verificare la shell in uso con il comando:

echo $SHELL

Per sfruttare al meglio ZSH ti consiglio anche di installare anche il framework Oh-My-Zsh tramite il seguente comando:

sh -c "$(curl -fsSL https://raw.githubusercontent.com/robbyrussell/oh-my-zsh/master/tools/install.sh)"

Tramite Oh-My-Zsh puoi semplificare la gestione di ZSH e sfruttare gli oltre 200 plugin inclusi per personalizzare al meglio la tua esperienza con il terminale di Linux.

Personalizzare ZSH: mostrare il nome delle branch

Per aggiungere la visualizzazione delle branch all’interno del terminale basta  modificare il file ~/.zshrc all’interno della home aggiungendo queste due righe

# Git branch in prompt. 
parse_git_branch() {
  git branch 2> /dev/null | sed -e '/^[^*]/d' -e 's/* \(.*\)/ (\1)/'
}
export PS1="\u@\h \W\[\033[32m\]\$(parse_git_branch)\[\033[00m\] $ "

NOTA: puoi ottenere lo stesso effetto anche in BASH. Ti basterà aggiungere le stesse righe al file .bashrc che trovi sempre all’interno della tua home.

Installazione dei plugin

L’installazione di Oh-My-Zsh include già diversi plugin pronti per l’uso. Per abilitare i plugin basta aggiungerli alla lista contenuta all’interno del file ~/.zshrc.

Ad esempio:

plugins=(
  git
  bundler
  dotenv
  osx
  rake
  rbenv
  ruby
)

Plugin consigliati: Zsh-syntax-highlighting

Questo plugin ti permette di evidenziare la sintassi dei comandi all’interno della shell. Sfortunatamente questo plugin non è incluso all’interno di Oh-My-Zsh e va installato a mano recandosi nella cartella ~/.oh-my-zsh/custom/plugins e scaricando l’estensione con questo comando: git clone https://github.com/zsh-users/zsh-syntax-highlighting

A questo punto devi attivare l’estensione aggiungendo alla lista dei plugin la voce zsh-syntax-highlighting

evidenziazione della sintassi

Conclusione

Con ZSH puoi veramente velocizzare il tuo flusso di lavoro mentre utilizzi il terminale. La possibilità di personalizzare l’ambiente con i vari temi per la console e di espandere le funzionalità della console con i plugin è veramente impareggiabile.
Personalmente non fatico a credere che ZSH mi abbia permesso di raddoppiare la velocità nell’eseguire il mio solito flusso di lavoro da sviluppatore web.

Te già conoscevi ZSH? In caso negativo ti consiglio di dargli assolutamente una chance, potrebbe veramente migliorarti l’esperienza d’uso del terminale. In caso affermativo invece che plugin usi? Hai qualche estensione interessante da consigliarmi? Se questo post ti è stato utile puoi farmelo sapere con un commento qui sotto  oppure scrivendomi direttamente a t.me/lorenzomillucci. Inoltre ti invito ad iscriverti al mio canale Telegram per non perderti nemmeno un post.

Software engineer presso Slope.
Appassionato di videogame, nel tempo libero mi diletto a scrivere su questo blog.
Per non perderti nemmeno un post puoi seguirmi su Telegram!

Installare Slack su Ubuntu 18.04

In questi giorni sto migrando il computer di lavoro da un vecchio mac book 2014 ad un nuovo dell XPS 13 su cui ho installato Ubuntu 18.04. Purtroppo devo dire che il passaggio mi sta dando più problemi di quanti pensassi. Uno di questi problemi è proprio l’installazione di Slack.

Ubuntu mette a disposizione all’interno dello store la versione snap di Slack che però nel mio caso ha problemi con l’utilizzo di Wayland (Bug #1754693).
Per cui l’unica soluzione per me è installare Slack tramite il pacchetto di installazione .deb disponibile nel sito ufficiale.

Slack installato su Ubuntu 18.04

Installazione di Slack tramite file .deb

Prima di procedere con l’installazione effettiva di Slack devi assicurarti di avere installato nel sistema libappindicator1. Puoi installarlo tramite il comando:

sudo apt install libappindicator1 desktop-file-utils gconf2 gvfs gvfs-bin gvfs-common gvfs-daemons gvfs-libs libgck-1-0 libgcr-base-3-1 curl

A questo punto puoi scaricare il pacchetto .deb dal sito ufficiale di Slack. Una volta terminato il download puoi installare il pacchetto facendo un doppio click sull’archivio appena scaricato oppure con il seguente comando da terminale:

sudo dpkg -i slack-desktop-3.3.3-amd64.deb

 

Software engineer presso Slope.
Appassionato di videogame, nel tempo libero mi diletto a scrivere su questo blog.
Per non perderti nemmeno un post puoi seguirmi su Telegram!

Montare volumi exfat su ubuntu 16.04 e 18.04

AGGIORNAMENTO: Microsoft integrerà il filesystem exFAT direttamente all’interno del kernel Linux! Ancora non si sa quando verrà rilasciato l’aggiornamento ma da quel momento in poi non sarà necessario più seguire questa guida per utilizzare il filesystem di Microsoft con Ubuntu.

AGGIORNAMENTO 2: Con il rilascio di Ubuntu 20.04 (o meglio, del Kernel 5.4) i driver exFAT sono inclusi direttamente nel kernel. Questa guida diventa ufficialmente obsoleta 🙂


Ti sarà sicuramente capitato di dover copiare dei dati al volo su chiavetta USB formattata con Windows  per poi scoprire che, una volta collegata ad  ubuntu, non era leggibile dal sistema operativo a causa dell’errore unknown filesystem.

Error mounting/dev/sdc1 at /media/lorenzo/14BD-2468: unknown filesystem type ‘exfat’  

Perché succede?

Questo errore si verifica perché il filesystem exFAT è di proprietà di Microsoft e i driver per gestirlo non sono inclusi di default all’interno dell’installazione di Ubuntu.

Come si risolve?

Per aggiungere i driver exFAT ad Ubuntu ti basta aprire una finestra del terminale ad installare i pacchetti necessari tramite il seguente comando:

sudo apt install exfat-fuse exfat-utils

Una volta terminata l’installazione, per accedere ai file, ti basta riprovare ad aprire la chiavetta da nautilus.

NOTA: se ricevi il messaggio di errore E: Impossibile trovare il pacchetto exfat-fuse accertati di aver abilitato il repository universe da “Software e aggiornamenti”

Accertati di aver abilitato il repository universe mettendo la spunta alla voce "Mantenuto dalla comunità, software libero e open source"
Accertati di aver abilitato il repository universe mettendo la spunta alla voce “Mantenuto dalla comunità, software libero e open source”

Conclusioni

Se questo post ti è stato utile puoi farmelo sapere con un commento qui sotto oppure scrivendomi direttamente a t.me/lorenzomillucci.
Inoltre ti invito ad iscriverti al mio canale Telegram o a seguirmi su Twitter per non perderti nemmeno un post del mio blog.

Software engineer presso Slope.
Appassionato di videogame, nel tempo libero mi diletto a scrivere su questo blog.
Per non perderti nemmeno un post puoi seguirmi su Telegram!