Ubuntu: Installare i driver stampa Samsung (HP)

Samsung Xpress 2070FW

E’ una normale mattina di un giorno infrasettimanale. Come sempre alle 7.00 suona la sveglia ed inizia la routine dei preparativi per andare al lavoro.

Oggi sono stato bravo, ho ben 5 minuti di anticipo sul solito orario di partenza in modo da stampare con calma quel foglio che devo da consegnare al lavoro.

Avvio velocemente il mio notebook con Ubuntu 20.04, apro il documento che mi serve e premo il pulsante di stampa.

Cosa potrebbe mai andare storto?

Si dice che non si debba mai far capire ad una stampante che si ha fretta altrimenti questa si incepperà inesorabilmente.

Legge di Murphy

Questo è quello che tira fuori la stampante:

Eh si, era proprio questo il documento che volevo stampare….

Dannazione!

Ero così felice che Ubuntu avesse riconosciuto subito la stampante senza bisogno di dover intervenire manualmente. E invece anche questa volta è stato necessario installare manualmente i driver.

Ma prima di mostrarti come installare i driver per la stampante mi presento, sono Lorenzo Millucci e sono un ingegnere del software che ama lavorare con PHP e Symfony. Nel tempo libero mi piace condividere in questo blog le cose che imparo. Iscriviti al mio canale Telegram per non perderti nessuna notizia!

Installazione driver

In questo articolo io faccio riferimento all’installazione dei driver per la stampante Samsung Xpress M2070FW su Ubuntu 20.04. Se utilizzi un modello di stampante diverso o se hai una versione differente del sistema operativo la procedura potrebbe cambiare leggermente ma dovrebbe essere comunque valida.

  • Andiamo con ordine, la prima cosa da fare è verificare che la stampante sia accesa e collegata al computer,
  • Dopodiché collegati al sito Samsung/Hp, seleziona il modello della stampante e scarica il pacchetto Unified Linux Driver contenente i driver,
  • Estrai il pacchetto appena scaricato utilizzando il click destro del mouse e selezionando la voce estrai dal menù a tendina. Oppure se preferisci il terminale puoi utilizzare il comando:
tar -zxvf uld_V1.00.39_01.17.tar.gz
  • Spostati all’interno della cartella appena estratta e dai i permessi di esecuzione allo script di installazione utilizzando il comando:
chmod +x ./install.sh
  • Avvia l’installazione con il comando
./install.sh

ATTENZIONE: sarai obbligato a scorrere tutti i termini di servizio di Samsung/Hp prima di poter procedere all’installazione effettiva dei driver. Alla fine delle lunghe paginate di condizioni da accettare ti verrà chiesto di accettarle rispondendo alla domanda **** Do you agree ? [y/n]. Se anche tu stavi tenendo pigiato il tasto invio per scorrere velocemente i termini di servizio ti capiterà di sicuro di saltare questa domanda rifiutando quindi i termini di contratto. Purtroppo in questa situazione l’unica soluzione è riavviare l’installazione da capo.

Accetti i termini di servizio?
Attenzione a non rifiutare l’accettazione dei termini di servizio tenendo premuto invio

Una volta che la procedura sarà terminata potrai andare nelle impostazioni di Ubuntu e aggiungere la stampante seguendo la procedura guidata del sistema operativo.

NOTA: se avevi provato ad aggiungere la stampante prima di installare i driver potresti doverla rimuovere e ri-aggiungere affinché vengano utilizzati i driver appena installati al posto di quelli generici.


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Ubuntu 20.04 disponibile al download! 🎉

La mia scrivania

Ubuntu 20.04 Focal Fossa è stato appena rilasciato! Questa è l’ultima versione LTS del famoso sistema operativo open source con supporto fino al 2025.

Bando alle ciance, se non vuoi perdere tempo procedi subito con il download dell’ultima versione tramite il link sottostante:

Novità

Sebbene il rilascio ufficiale sia oggi io è già da un mesetto che lo utilizzo quotidianamente sul mio PC del lavoro senza alcun problema. Per cui di seguito ti mostro le novità dell’ultima fatica di Canonical con qualche commento personale sul mio utilizzo.

NOTA: i miei commenti fanno riferimento al passaggio dalla versione 18.04 alla 20.04. Se hai aggiornato di volta in volta alla 18.10, 19.04 e 19.10 probabilmente avrai già notato alcuni dei cambiamenti che ho riportato.

Iniziamo a parlare dei miglioramenti sotto il cofano. L’ultima versione di Ubuntu utilizza il Kernel 5.4 che, oltre ai soliti miglioramenti alle performance e a migliorare il supporto all’hardware più recente, introduce il supporto nativo ai file system exFAT. Finalmente non sarà più necessario installare pacchetti aggiuntivi per leggere chiavette e memory card.
La mia vecchia guida su come montare i volumi exFat potrà finalmente andare in pensione.

Nonostante il Kernel 5.6 non fosse pronto per il rilascio di Ubuntu, gli sviluppatori di Canonical si sono comunque adoperati per fare il backport di WireGuard anche su Ubuntu 20.04. Per chi non lo conoscesse, WireGuard è un software che permette di connettersi a tunnel VPN senza bisogno di utilizzare tool esterni.

Passiamo ora all’avvio del sistema. Fin dalla pressione del tasto di avvio è possibile accorgersi dei miglioramenti fatti dagli sviluppatori. Infatti è stato introdotto un nuovo splash screen che mostra all’avvio il logo del produttore del computer. Inoltre la velocità di avvio del sistema è stata ulteriormente migliorata grazie all’introduzione di un nuovo algoritmo di compressione (lz4) del kernel e di intramfs.
Sul mio PC Ubuntu ora si avvia veramente in un lampo!

Arrivati alla schermata di accesso del sistema operativo è possibile accorgersi anche di altri piccoli miglioramenti all’usabilità. Innanzitutto non esiste più la “tendina” da trascinare verso l’alto per inserire la password. Gli sviluppatori hanno anche lavorato alla rifinitura della grafica. Ora è possibile vedere dalla schermata di blocco le notifiche arrivate e come background viene utilizzata un versione sfocata dello sfondo del desktop dell’utente.

Inserita la password di accesso, GNOME 3.36 ci accoglie in tutto il suo splendore. Chi proviene da Ubuntu 18.04 apprezzerà fin da subito la maggiore pulizia e la migliore cura dei dettagli nella UI.
Tra i miglioramenti più utili all’usabilità del sistema operativo c’è l’introduzione della modalità non disturbare. Attivando questa modalità tutte le notifiche verranno silenziate. Veramente utilissimo durante le presentazioni e durante le videochiamate di lavoro.

La nuova modalità non disturbare nel centro notifiche

Anche l’app switcher (alt+tab) è stato migliorato. Nella versione precedente di Ubuntu, aprendo due finestre di FireFox queste venivano raggruppate in un unico elemento. Ora invece ogni finestra ha la sua icona nello switcher.
Per me che utilizzo quasi esclusivamente alt-tab per cambiare finestra questa è veramente una manna dal cielo!

Sopra: Il vecchio task switcher che raggruppava i software; Sotto: il nuovo task switcher con un icona per ogni applicazione

Un altro cambiamento è stato fatto all’applicazione Ubuntu Store che è stata rimpiazzato con il più moderno Snap Store. A prima vista potrebbe sembrare quasi la stessa cosa ma a parte il lavoro di bug-fix e di miglioramento generale, il nuovo Snap Store permette di avere delle funzionalità più avanzate (ad esempio è possibile selezionare quale versione del pacchetto installare).

Il nuovo Snap Store permette di selezionare la versione del software installare.

Un altro cambiamento che farà la gioia di chi utilizza monitor 4K è il supporto al fractional scaling. Da ora non sarà più necessario scegliere tra un fattore di scala del 100% o del 200% ma sarà possibile selezionare dei valori intermedi come ad esempio 125% o 150%.

Ma la cosa più bella dell’ultima release di Ubuntu è l’introduzione del tema scuro! Finalmente è possibile modificare con un solo click l’aspetto complessivo del sistema. Da nautilus (per esplorare i file) a gedit (il text editor), dal pannello delle impostazioni a firefox ora tutto il sistema utilizzerà consistentemente i colori scuri.
L’ultima release di Ubuntu è un piacere per gli occhi per me che adoro il tema scuro.

Qualche bug

L’ultima versione di Ubuntu però non è perfetta e nel corso di questo mese ho notato anche qualche bug minore durante il mio utilizzo giornaliero.

Partiamo dal più fastidioso, il tema scuro di gedit rende praticamente illeggibile il testo in quanto, nel momento in cui viene selezionata una riga, questa viene evidenziata di bianco con il testo bianco. L’unica soluzione per aggirare il problema e leggere il testo è selezionare tutto il testo. Speriamo in una patch a breve.

Testo bianco con evidenziazione bianca. Decisamente poco leggibile.

Un’altra piccolezza piuttosto fastidiosa è il fatto che da nautilus non è possibile trascinare con il mouse i file sul desktop. Non capisco se è una scelta di progetto o un bug ma spero che gli sviluppatori di Canonical riescano a risolvere anche questo problema.

Ma il problema più fastidioso è che a volte, quando a fine giornata arresto il sistema, il processo di chiusura del sistema operativo si inchioda ed è necessario attendere diversi minuti prima che si spenga completamente. Sospetto che possa essere un bug legato ai driver proprietari di nvidia ma nulla che non possa essere risolto con una patch.

Ma quindi devo aggiornare?

Secondo me se non fai uso di software particolari puoi aggiornare senza troppi pensieri all’ultima versione per godere di una versione che non rivoluziona il modo di lavoro ma rifinisce vari aspetti del sistema operativo che lo rendono più efficiente e più piacevole da utilizzare.

Se utilizzi un sistema a 32bit tuttavia non potrai aggiornare direttamente ad Ubuntu 20.04 visto che gli sviluppatori hanno deciso di abbandonare questa vecchia architettura per concentrarsi unicamente nello sviluppo del sistema a 64bit.

In ogni caso Ubuntu 18.04 è ancora supportato fino al 2023 per cui se non vuoi rischiare l’aggiornamento o se non sei sicuro che il tuo hardware sia compatibile puoi posporre l’aggiornamento e farlo tranquillamente più avanti nel tempo.


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Comprimere PDF su Linux utilizzando Ghostscript

Documenti da scansionare

Ti è mai capitato di dover scansionare un documento di diverse pagine e di accorgerti solo alla fine che il file PDF ottenuto abbia un peso spropositato?

A me è capitato giusto ieri. Dovevo mandare una serie di scartoffie al commercialista ma il file PDF che ho ottenuto risultava troppo pesante (11 MB) per il form di caricamento dei documenti (max 5MB).

Per risolvere questi tipi di problemi esistono vari servizi online che ti permettono di caricare il file PDF e di comprimerlo senza dover installare nulla nel tuo PC. Tuttavia, trattandosi di documenti privati ho pensato non fosse il caso di regalare così i miei dati ad un servizio che non so cosa combini con i documenti caricati dagli utenti.

Quindi mi sono arrovellato il cervello e mi sono chiesto: “Possibile che su Ubuntu non esista nulla che permette di comprimere i PDF direttamente dal terminale?

Ovviamente la risposta a tale domanda è: si, esiste il modo di comprimere i file PDF direttamente da terminale. E per farlo esiste il seguente non-troppo-semplice comando di GhostScript:

gs -sDEVICE=pdfwrite -dCompatibilityLevel=1.4 -dPDFSETTINGS=<LIVELLO-COMPRESSIONE> -dNOPAUSE -dQUIET -dBATCH -sOutputFile=<OUTPUT-FILE> <INPUT-FILE>

All’interno del comando devi sostituire:

  • <LIVELLO-COMPRESSIONE> rappresenta la qualità (e quindi la dimensione) del file finale. Sono ammessi i valori:
    • /screen minima qualità
    • /ebook qualità media
    • /printer buona qualità
    • /prepress massima qualità
  • <OUTPUT-FILE> è il nome del file compresso prodotto dal comando
  • <INPUT-FILE> è il nome del file da comprimere

PS: per avere più informazioni su tutti i possibili parametri di GhostScript ti basta digitare sul terminale man gs

Quindi per ottenere un buon rapporto qualità/peso ho deciso di utilizzare il livello di compressione /ebook tramite il seguente comando:

gs -sDEVICE=pdfwrite -dCompatibilityLevel=1.4 -dPDFSETTINGS=/ebook -dNOPAUSE -dQUIET -dBATCH -sOutputFile=documenti-ebook.pdf documenti.pdf

Statistiche

Utilizzando un documento da 11,6MB come prova ho ottenuto i seguenti risultati:

  • 536,5kB a qualità screen
  • 1,4MB in qualità ebook
  • 11,6MB in qualità printer
  • 11,6MB in qualità prepress

Come puoi vedere gli ultimi due livelli di compressione non hanno cambiato la dimensione del file ottenuto. Questo vuol dire che di default l’applicazione dello scanner utilizza printer come livello di compressione.

PDF ottenuti utilizzando i vari livelli di compressione
PDF ottenuti utilizzando i vari livelli di compressione

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Fonte

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Aumentare il font-size di GRUB su schermi HiDPI

GRUB con font troppo piccolo

Gli schermi HighDPI sono ormai la norma per un ampia gamma di dispositivi. Grazie ad una maggiore densità dei pixel dello schermo è impossibile per l’occhio umano distinguere un pixel dall’altro incrementando notevolmente la qualità del testo e delle immagini mostrate.

Questo costante incremento della densità di pixel però ha come effetto collaterale il fatto che alcuni software necessitano di ottimizzazioni all’interfaccia grafica per evitare che la diminuzione della dimensione dei pixel riduca eccessivamente la dimensione degli elementi mostrati.

Uno dei software che risulta illeggibile sul mio Dell XPS a causa della dimensione microscopica del testo è il bootloader predefinito di Ubuntu: GRUB.

Fortunatamente per correggere questo problema è sufficiente modificare la dimensione del font utilizzato da GRUB.

Aggiungere il font alla partizione di boot

La prima cosa da fare è convertire il font da utilizzare in un formato (PFF2 font format) che GRUB sia in grado di impiegare all’avvio del sistema tramite il programma grub-mkfont.

sudo grub-mkfont --output=/boot/grub/fonts/DejaVuSansMono24.pf2 --size=24 /usr/share/fonts/truetype/dejavu/DejaVuSansMono.ttf

NOTA: in questo caso ho scelto di utilizzare il font DejaVuSansMono ma è possibile utilizzare uno qualunque dei font installati nel sistema. (Ad esempio potresti usare il font predefinito di Ubuntu /usr/share/fonts/truetype/ubuntu/UbuntuMono-R.ttf)
Nel mio caso ho scelto una dimensione del font pari a 24 ma puoi scegliere quella che meglio si adatta al tuo sistema.
Anche il nome del font di output può essere scelto liberamente ma in questo caso per chiarezza ho scelto di usare le convenzione: nome del font + dimensione.

Aggiungere il font alla configurazione di GRUB

Una volta che il font è stato convertito in un formato compatibile con GRUB è necessario modificare la configurazione in modo che venga utilizzato al posto di quello predefinito.
Per farlo bisogna aggiungere la riga GRUB_FONT=<path_font_da_utilizzare> al file /etc/default/grub con il comando:

sudo nano /etc/default/grub
Modifica del file /etc/default/grub
Modifica del file /etc/default/grub

Una volta terminate le modifiche bisogna fare in modo che siano applicate con il comando sudo update-grub.
A questo punto non resta che riavviare il sistema per vedere le modifiche applicate.

GRUB finalmente con testo leggibile

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Fonte A
Fonte B

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Firefox: Installare un certificato SSL self-signed da Ubuntu

Attenzione: potenziale rischio per la sicurezza

NOTE: if you want, you can read this tutorial in English 🎉

NOTA: la guida funziona anche su Fedora!

Durante lo sviluppo di applicazioni web può capitare di avere la necessità di creare e di utilizzare dei certificati SSL self-signed e cioè che non sono firmati da nessuna delle autorità di certificazione riconosciute.
In questi casi i browser mostrano un messaggio d’errore che avverte l’utente del fatto che il sito a cui si sta connettendo non ha un certificato riconosciuto e che questo potrebbe rappresentare un potenziale rischio per la sicurezza.

Per evitare che ad ogni connessione venga mostrato l’avviso di sicurezza è necessario fare in modo che il browser riconosca il nostro certificato come valido.

In questo post ti spiegherò come aggiungere (ed eventualmente rimuovere) un certificato SSL all’archivio utilizzato da Firefox in modo da non ricevere più alcun avviso di sicurezza dal browser.

NOTA: se utilizzi anche Google Chrome ricordati di seguire la procedura per aggiungere un certificato anche li.

Identificare la cartella con il profilo di Firefox

Quando utilizzi Firefox ogni modifica alle impostazioni, ai preferiti o alle estensioni viene memorizzata all’interno di una cartella speciale chiamata profile.
All’interno di questa cartella è custodito anche il database dei certificati considerati attendibili dal browser per cui, per poterne aggiungere uno, la prima cosa da fare è individuare la cartella in cui è memorizzato il tuo profilo.

Per farlo ti basta aprire Firefox e digitare nella barra degli indirizzi:

about:profiles
Pagina about:profiles di Firefox
about:profiles di Firefox

Il percorso del profilo è quello indicato dalla label Cartella radice(o Root Directory in inglese).

Ad esempio, nel mio caso il profilo si trova nella cartella: /home/lorenzo/.mozilla/firefox/s9kh79z8.default

Aggiungere il certificato

Per poter aggiungere un certificato SSL a Firefox è necessario installare il tool certutil.
Per installarlo puoi usare il seguente comando da terminale:

sudo apt install libnss3-tools

NOTA: a seconda della versione del sistema operativo questo pacchetto potrebbe essere già incluso all’interno della distribuzione in uso.

Una volta terminata l’installazione, per aggiungere un certificato ti basta utilizzare il seguente comando:

certutil -A -n "<CERT_NICKNAME>" -t "TC,," -i <PATH_FILE_CRT> -d sql:<PATH_PROFILO_FIREFOX>

Dove:

  • CERT_NICKNAME: indica l’alias da utilizzare per riconoscere il certificato nella lista di quelli installati
  • PATH_FILE_CRT: indica il path del file .crt da importare
  • PATH_PROFILO_FIREFOX: indica il path del profilo utilizzato su Firefox (individuato al punto precedente)

NOTA: Per sapere cosa significano i trustargs (la parte dopo il -t) puoi consultare la documentazione ufficiale.

Ad esempio nel mio caso il comando precedente si traduce in:

certutil -A -n "slope" -t "TC,," -i ~/Downloads/slope.crt -d sql:/home/lorenzo/.mozilla/firefox/s9kh79z8.default 

Verificare i certificati installati

Per verificare che il comando di aggiunta del certificato sia andato a buon fine o più in generale per visualizzare i certificati installati, puoi utilizzare il seguente comando:

 certutil -d sql:<PATH_PROFILO_FIREFOX> -L      

Rimuovere un certificato

Nel caso in cui tu abbia bisogno di rimuovere un certificato installato ti basta conoscere il suo nickname (che puoi vedere con il comando precedente) e digitare:

certutil  -D -n "<CERT_NICKNAME>"  -d sql:<PATH_PROFILO_FIREFOX>    

Conclusioni

Se questo post ti è stato utile puoi farmelo sapere lasciando un commento qui sotto oppure scrivendomi direttamente a t.me/lorenzomillucci.
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